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RECENSIONI ALBUM “SCHIAFFI” (2015)

ROCKit.IT  – Carlo Tonelato (aprile 2016)
“Femina Rindes è capace con la propria musica di creare silenzi e grida interiori come pochi in questo momento… Piacevolissima conferma questa, per una cantautrice dalla grande potenza espressiva.”

ROCKERILLA  – Francesco Casuscelli (marzo 2015)
“Un disco da comprare assolutamente.

LA NAZIONE  – Giovanni Ballerini (marzo 2016)
“Canzoni romantiche e ironiche che schiaffeggiano gli stereotipi del fare musica al femminile. Ritmi che variano dal folk al pop, all’elettronica per un cantautorato moderno, di grande charme e intensita.”

INDIE-EYE.IT – Michele Faggi (marzo 2015)
“Schiaffi conferma una delle voci più importanti e inafferrabili del panorama musicale italiano.”

IL MANIFESTO – Luciano Del Sette (aprile 2015)

“Femina schiaffeggi stereotipi, donne copertina, uomini tanto vanesi quanto inutili, esibizionismi, protesi cibernetiche dell’io E lo fa con bella sicurezza di mestiere.”

INTERNAZIONALE – Pier Andrea Canei (marzo 2015)
“Prima che uno abbia il tempo di dire “girl power” è già spuntata una piccola Lena Dunham del minimal folk cantautorale nostrano. L’album Schiaffi è sciolto e gustoso..
LA REPUBBLICA – Fulvio Paloscia (marzo 2015)
“…un cortocircuito appassionante e pieno di sorprese
IL NUOVO MALE/FRIGIDAIRE – Diego Alligatore (aprile 2015)
“…storie intime, ironiche, cantate da una voce alla quale ci si affeziona.
LA NAZIONE – Michele Manzotti (aprile 2015)
“Un punto di arrivo e di partenza al tempo stesso per una musicista che ha fatto della ricerca una scelta di vita.
QUOTIDIANO DEL SUD – Francesco Altavista (giugno 2015)
“Un disco di cantautorato romantico ed ironico, affascinante e bello, profondo e divertente..la sua voce terribilmente conturbante.
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ROCKSHOCK.IT  – Simona Fusetta (marzo 2015)
“otto brani nei quali impasta sapientemente folk, elettronica e canzone d’autore con una satira graffiante su quest’era post-erotica di voyeurismo passivo.
Lode a Femina Ridens, che nel suo disco ha messo molto di più di semplici arrangiamenti gradevoli e melodie orecchiabili
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SENTIREASCOLTARE.COM  – Federico Zampighi (marzo 2015)
“…capace di rendere credibili concetti e parole difficili da maneggiare per un musicista senza la sua voce e la sua teatralità controllata.”
SALTINARIA.IT  – Josè Leaci (ottobre 2015)
 .0“Se durante l’ascolto di questo gioiello imperdibile non vi riesce il transfert, il vostro teletrasporto emozionale è definitivamente rotto.”
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ONDAROCK.IT  – Michele Saran (marzo 2015)
“…l’anello mancante del canto femminile italiano, racchiude e passa in rassegna le voci del pop leggero (non solo Bertè, ma anche Mia Martini, Anna Oxa, Carmen Consoli, Mina, Fiordaliso, Marina Rei etc.), dona loro un tocco di nobiltà..”

BLOW UP – Guido Gambacorta (marzo 2015)
“…Francesca Messina torna a far parlare di sè con otto nuove canzoni oscillanti tra soffici note di chitarra acustica e pulsioni elettroniche..

RUMORE  – Barbara Santi (marzo 2015)
“Francesca Messina ha estensione e tecnica…tra songwriting, elettronica e folk..
MUCCHIO – Fabio Guastalla (marzo 2015)
“Schiaffi mescola cantautorato, folk e sonorità elettroniche sopra liriche che trattano il rapporto tra mente e corpo con tono ironico e piglio trasgressivo.”
DISTOPIC.IT – (marzo 2015)
“Schiaffi è un disco veloce, che si ascolta tutto d’un fiato. E mette in mostra una poetica varia che
guarda oltre la scontata retorica. E’ un bellissimo disco, l’ultimo lavoro di Femina Ridens.”
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MUSICALT.IT  – Tyler (marzo 2015)
“una chitarra e una donna che scruta nell’animo, ti entra dentro e annienta l’ovvio, le banalità.
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IL BLOG DELL’ALLIGATORE  – l’Alligatore (marzo 2015)
“…Femina Ridens ritorna a due anni dal primo incontro con un disco ancora più forte del precedente. ”
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OUTSIDERS MUSICA.IT  – Mattia Nesto (marzo 2015)
“…un nuovo capitolo di una ideale “biografia della donna del Nuovo Millennio”
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DAGHEISHA.COM  – Federica Rocchi (marzo 2015)
“Ci prende a schiaffi Francesca Messina, … e lo fa con irriverenza e mestiere coniugando la lezione degli anni ottanta con il meglio del cantautorato femminile di casa nostra.
  —
SHERWOOD.IT – Francesca Ognibene (giugno 2015)
“…una narratrice per immagini che con la tecnica vocale unita al carattere eclettico e al background teatrale, ricongiunge un combo esplosivo che emoziona, coinvolge e diverte.”
DISTORSIONI.NET – Ricardo Martillos (marzo 2015)
“Una opera seconda davvero riuscita, anche superiore al già brillante esordio.
NOVARADIO.INFO (David Drago)
“opera egregia di potenza e ironia feminina”

 

 

 

RECENSIONI ALBUM “FEMINA RIDENS” (2013)

ROCKIT.IT – Carlo Tonelato (settembre 2013)
“Di Femina Ridens – o di Francesca – si può parlare come di un fiore unico come la bufera, una voce ricca di colori e un magnetismo da cui è impossibile sfuggire già al primo ascolto di questo che, speriamo sia solo il primo di una lunga serie di pietre miliari sulla sua nuova strada.
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MOBYDICK (RAI.IT) – Patrizia Cantelmo (giugno 2013)
“Femina Ridens è una creatura seducente e sfuggente, dotata di una splendida voce in grado di volare nervosamente ad alte quote e di planare delicatamente a valle, in un’altalena di suoni e sensazioni spiazzanti e avvolgenti.
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SENTIREASCOLTARE.COM – Fabrizio Zampighi (marzo 2013)
“Di rado un disco d’esordio ci colpisce come ci ha colpiti quello di Francesca Messina.
…chi avrà la fortuna di averci a che fare, non lo dimenticherà così in fretta.

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MESCALINA.IT – Ambrosia J. S. Imbornone (settembre 2013)
la voce della songwriter scorre delicata e viscerale, fatata e uterina, liquida nell’impastare le parole …, incredibilmente acuta, calda e fluida come il suono di uno strumento o il canto doloroso e poetico di una qualche mirabile specie ornitologica..
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ROCKERILLA – Simone Bardazzi  (marzo 2013)
“L’album ha un taglio innovativo ed originale, capace di mischiare rock italiano con avanguardia, folk e elettronica… Album avvincente e caratteristico”
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LA REPUBBLICA  – Fulvio Paloscia (marzo 2013)
“La sensibilità, anzi, l’ ipersensibilità acquisita dalle diverse esperienze nell’ ambito dello spettacolo, si traduce in testi capaci di ribaltare i luoghi comuni della canzone italiana…
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LA NAZIONE – Michele Manzotti (marzo 2013)
E’ l’ennesima reincarnazione di una musicista fiorentina di talento. Perchè la voce è bella, magari poco amiccante verso i gusti del grande pubblico. E anche la tecnica strumentale è sicuramente da applaudire.”
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IL MUCCHIO – Federico Guglielmi  (marzo 2013)
“Colpisce, inoltre la poetica diretta e all’occorrenza spigolosa dei testi (in italiano), che mette ulteriormente in evidenza l’equilibrio di un progetto espressivo dotato […] di un suo carattere definito ed intrigante
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ALIAS (IL MANIFESTO) – Luciano Del Sette (aprile 2013)
“Le otto tracce somigliano a scenografie sonoro rarefatte, giocate al limite delle possibilità, affidate a testi che non cercano la facilità dei richiami.
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SENTIREASCOLTARE.COM – Fabrizio Zampighi (marzo 2013)
“…una piccola magia dalla semplicità disarmante e il fascino potente.”
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LOSTHIGHWAYS.IT – Lucia Marzocca (marzo 2013)
“Quando la musica incontra il talento, il talento incontra la poesia, la poesia abbraccia la cultura, il risultato è assicurato, il risultato è Femina Ridens.
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LASCENA.IT – Max Sannella (marzo 2013)
“…una cosa così non è da tutti i giorni, una perla originale, non coltivata e nemmeno frequente da pescare. Francesca Messina in arte Femina Ridens è una creatura che non farà altro che arricchire la discografia “di vetta” per via di un respiro, un fiotto poetico d’inestimabile talento.
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ROCKSHOCK.IT – Andrea Bettoncelli (marzo 2013)
In un periodo piuttosto piatto per il cantautorato italiano al femminile, ecco che zitto zitto arriva l’album d’esordio (omonimo) di Femina Ridens che con la sua qualità potrebbe ridare vitalità a tutto il settore.
…il livello è decisamente alto, senza passi falsi e musicalmente avvolgente.

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INDIE-EYE.IT – Giulia Bertuzzi (marzo 2013)
“Femina Ridens si rivela un album tagliente, beffardo, in grado di deturpare ogni idea collegata alla parola romanticismo fino a ridurla a brandelli.
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DISTORSIONI.NET  – Ricardo Martillos (marzo 2013)
“Una della migliori cose ascoltate da voce femminile nelle ultime stagioni.
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SHIVERWEBZINE.COM – Gianpaolo Campania (marzo 2013)
“Una piccola magia, un mood delizioso …”
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SHIVERWEBZINE.COM – David Drago (aprile 2013)
“La aspettavamo al varco, Femina Ridens dalle molte vite, ma ci ha divorato prima.”
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RADIOBOMBAY.IT – M. Stella Tavella (aprile 2013)
Questo disco, con il suo incedere spoglio e intimo, riesce ad evocare demoni e angeli in pochi istanti, sensazioni diverse allo scorrere di ogni secondo.
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LE IDI DI MARZO – Stefania D’Amore (maggio 2013)
“Un album bellissimo, senza troppi giri di parole.
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FIRENZEUNDERGROUND.BLOGSPOT.IT – Martina Agnoletti (luglio 2013)
“un’artista dalle notevoli capacità espressive, in grado di appassionare e incuriosire l’ascoltatore.”
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SMEMORANDA.IT – L’Alligatore (agosto 2013)
“Da adesso, quando si leggerà Femina Ridens, si penserà a lei, e meno al film, perché l’omonimo disco d’esordio è veramente notevole.”
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MAGMUSIC.IT – Carmelina Casamassa (ottobre  2013)
“Un disco da ascoltare con tutto il corpo, il racconto intenso di un mondo interiore e di una forte personalità…”
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OCA NERA ROCK – Marta Alleluia (novembre 2013)
“…otto tracce che si inseguono in una gara contorta di sensualità e rabbia.…”
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LATE FOR THE SKY  – Paolo Baiotti (marzo 2014)
Un disco questo importante.…”
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ROCKIT.IT – Carlo Tonelato (settembre 2013)

Tutti scegliamo delle strade, in auto, a piedi, nella vita. Capita di sbagliare, capita di tornare indietro, capita perfino di percorrerne talmente tanta di strada da arrivare al lato opposto del mondo ed essere un’altra persona. Femina Ridens è il primo progetto solista di una donna che definire eclettica è poco, ascoltare per credere. Francesca Messina contiene dentro sè un ricettario con migliaia di pagine su ognuna delle quali il gusto delle pietanze è così ben descritto da rendere inutile l’assaggio.
Un disco stratificato il suo, dalla prima all’ultima canzone. La voce può essere lo strumento più affascinante se la si padroneggia così facilmente, la chitarra un companatico leggero o ben condito che però mai appesantisce. Folk-rock all’italiana banalizzando, musica del paradiso e purgatorio esagerando, ottima opera prima di una cantante che negli anni 90 ci faceva battere il piedino con la cassa in quattro (lei è la Lady Violet di “Inside to Outside” e “Beautiful World”) ed ora è passata per il doppiaggio e il teatro, e poi ha deciso, a distanza d’anni, di sputare tutta se stessa dentro un progetto semplice e potentissimo.
Otto tracce, solo chitarra, voce, ritmica e pochi effetti ma è tutto giusto: la misura, l’originalità, l’equilibrio, una rarità insomma. Un sottile filo di nebbia passa davanti a tutte le canzoni, è chiaro nei testi il desiderio di analizzare il rapporto uomo-donna in ogni sua sfumatura, sia essa romantica o controversa. Intensità è la parola d’ordine: “Relazioni Ansiose”, “Ciò che non hai fatto”, “Esuberanza” racchiudono una personalissima contorsione di sentimenti a cui non si può obbiettare, ogni cosa è una gioia o un fastidio allo stesso tempo, non esistono mezze misure o percorsi netti nel vivere i rapporti a due. Da “Vorrei Incontrarti” (di Alan Sorrenti) e “Appariscente” corrono fuori desiderio e frustrazione di appartenere a una persona, come se l’obbiettivo non sia trovare un punto di riferimento in qualcuno, ma l’esserlo a tutti i costi. Il baricentro del disco sta in “Tutto il mio silenzio”, punto di massima intensità melodica e lirica in cui Femina Ridens si svela in tutto e per tutto attraverso una coraggiosa “Space Oddity” al femminile, ipnotica e morbida, specchio incrinato che pian piano si rimagrina fluido.
Ci sono cuori grandi come pianeti / ci sono cose invisibili / ci sono fiori unici / come la bufera / oltre le parole / oltre la coerenza“, canta l’ultmo brano, e davvero sembrano le parole più adatte per lanciare quast’artista e questo disco. Di Femina Ridens – o di Francesca – si può parlare come di un fiore unico come la bufera, una voce ricca di colori e un magnetismo da cui è impossibile sfuggire già al primo ascolto di questo che, speriamo sia solo il primo di una lunga serie di pietre miliari sulla sua nuova strada.

MOBYDICK (RAI.IT) – Patrizia Cantelmo (giugno 2013)

Femina Ridens altri non è che la nuova reincarnazione artistica dell’eclettica Francesca Messina, già nell’ensemble vocale dei Jubilee Shouters, poi disco d’oro dance col nome di Lady Violet e, ancora, attrice e perfomer teatrale al seguito della compagnia di Barbara Nativi. L’eclettismo della Messina è ben presente anche in quest’esordio come solista: Femina Ridens è una creatura seducente e sfuggente, dotata di una splendida voce in grado di volare nervosamente ad alte quote e di planare delicatamente a valle, in un’altalena di suoni e sensazioni spiazzanti e avvolgenti. Personalità quasi ingombrante, la sua, che si declina in testi pervasi di femminilità consapevole e spigolosa, dai sentimenti ambivalenti e dualistici. Un fiume in piena che a tratti deborda: ma nel complesso un ottimo disco in cui fra le altre cose spicca la pregevole cover di “Vorrei Incontrarti” di Alan Sorrenti. P.C.

SENTIREASCOLTARE.COM – Fabrizio Zampighi (marzo 2013)

Di rado un disco d’esordio ci colpisce come ci ha colpiti quello di Francesca Messina. A parlare sono i contenuti di questa opera prima, certificati da uno stile vocale che potrebbe rappresentare un punto di incontro tra l’ascissa Carmen Consoli e l’ordinata Cristina Donà (eppure tutto, in Femina Ridens, è molto più teatrale e al tempo stesso intimo rispetto all’immaginario delle artiste citate). Materiale vitale, in fondo folk, ma anche canzone d’autore sui generis su un cantato denso e una scrittura sarcastica, talvolta spietata, più spesso obliquamente fascinosa. Bastano pochi fondamentali per dar vita un lavoro che guarda curioso alla ricchezza etnica e borderline dei Settanta nostrani («Mi affascina il periodo sperimentale degli anni 70 e l’ironia psicotica che aleggiava negli anni 80 quando c’erano la Rettore e Alberto Camerini»), pur mantenendo un’immediatezza “popolare”. Suggestioni che si trasformano in sbalzi d’umore senza troppi filtri, così diretti da smuovere un portato emotivo di rara intensità.
In Femina Ridens si parla di sentimenti e percorsi di vita. Gli stessi che tra trascorsi dance a fine Novanta sotto le spoglie di Lady Violet – potete immaginare qualcosa di più lontano dall’attualità di questo disco? Noi francamente no -, teatro contemporaneo (Laboratorio 9) e sbirciatine all’indie di casa nostra (La materia strana, con cui incide l’EP Raptus) hanno portato Francesca Messina fin qui. L’obiettivo implicito è non tradire una natura che forse fino ad oggi non ha mai avuto modo di esprimersi pienamente. Tanto che il profilo femminile che emerge dal disco pare abbastanza disilluso, conflittuale, di certo vissuto, anche se la diretta interessata tende a sminuire: «Potrei dirti che Esuberanza è stata scritta quando mi hanno licenziata, mi hanno rubato il motorino, m’è scappato il gatto e mi si è rotto un dente, ma non è così che funziona. Preferisco lasciare aperta la strada dell’interpretazione personale. Non mi piace essere didascalica. Preferisco il teatro alla TV. Osservo le scene di vita quotidiana degli altri, sono empatica, vivo le stesse suggestioni e fregature che vivono le donne del mio tempo senza piangermi addosso: Femina Ridens ha la corda pazza e la vena ironica».
Interpretare, andare oltre la superficie delle cose, per comprendere una poetica spessa ma non complessa. Il codice del caso potrebbe essere paradossalmente l’unica cover in scaletta, toccante oltre ogni previsione e forse persino autobiografica. «Vorrei trovarti mentre tu dormi in un mare d’erba / E poi portarti nella mia casa sulla scogliera / Mostrarti i ricordi di quella che io sono stata / Mostrarti la statua di quello che io sono adesso» recita una Vorrei incontrarti rubata all’Alan Sorrenti di Aria e trasfigurata in un folk tremante ma anche risoluto. Metafora di una sensibilità ambivalente, in bilico tra fragilità e consapevolezza di un’identità a cui non si può rinunciare: «L’ho scelta perché la sentivo nelle mie corde e avevo il bisogno di cantarla e suonarla così, allo stato puro, nella sua semplicità. E’ un brano che mi dà una grande forza. Quando l’ho registrato, mente, corpo e cervello erano in equilibrio. E’ stata un’intuizione, uno stato di grazia». Il risultato va oltre i già ottimi livelli qualitativi dell’originale (e lo diciamo senza timori di smentita), su una voce che si appropria del pezzo cucendoselo addosso con sobrietà e stile. La stessa voce che non nasconde le proprie potenzialità, pur preferendo la visione d’insieme al gesto virtuoso gratuito, la sottolineatura all’ostentazione: «Ritengo il bel canto stucchevole e noioso e i virtuosismi un esercizio di stile. A diciotto anni avevo cinque ottave di estensione e non sapevo cosa farmene. La tecnica è un mezzo potente, ma se non sai esattamente cosa vuoi non è interessante. Ora la tecnica non me la ricordo più, l’ho dimenticata. Se viene, viene da sé, mi sostiene nei momenti in cui ho voglia di giocare, di essere astratta, alimenta la mia libertà di espressione. Ora ha un suo perché anche nei live: è un mezzo di evasione dalla realtà.» Da qui la musica come terapia contro le claustrofobie della quotidianità e testi che dal quotidiano nascono, per poi astrarsi («possiamo solo permetterci / di addomesticare la paura / sperare il meglio possibile / e l’impossibile» si canta in Appariscente).
La cosa che piace di più del disco è la forte personalità che scaturisce dall’insieme, come se nello scrivere la musicista fiorentina avesse seguito un pensiero forte poco interessato a una connotazione stilistica facilmente identificabile. Teso, tuttavia, a non tradire una natura che non si può rinchiudere in facili steccati di genere senza qualche problema di coscienza, esaltata da un impianto musicale minimale e fondamentalmente acustico («Preferisco togliere anziché aggiungere. Ho voluto una strumentazione scarna in studio di registrazione, puntando sul ritmo e su una vocalità che sicuramente ha avuto un imprinting dalla tradizione ma ha anche deciso di andare avanti per la sua strada»). Nessun lusso in un disco che concentra tutta l’attenzione sul significato delle parole e sulla chimica delle emozioni. Una cosa è certa: chi avrà la fortuna di averci a che fare, non lo dimenticherà così in fretta.

MESCALINA.IT – Ambrosia J. S. Imbornone (settembre 2013)

Personalmente ne ho scoperto l’album in uscita alcuni mesi fa, grazie a una cover live pubblicata su YouTube e dedicata a un gioiellino carnale e lirico, dal titolo volutamente provocatorio, l’intensa Masturbati di Andrea Tich (1978): lei è Francesca Messina, che, dopo un lungo e articolato percorso tra variegate formazioni musicali, teatro e doppiaggio, ha esordito come solista sotto il moniker Femina Ridens, come la pellicola del 1969 di Piero Schivazappa, definita da Marco Giusti “cultissimo erotico con pretese”.
Ed è un “debutto” di grande caratura: tra il risuonare lieve delle lamelle della kalimba e altre percussioni, dal suono antico e misterioso, chitarre acustiche, glockenspiel (nella vertigine perlescente di Tutto il mio silenzio, uno dei brani dall’arrangiamento più efficace) e synths, ora eterei, ora densi di ansia, la voce della songwriter scorre delicata e viscerale, fatata e uterina, liquida nell’impastare le parole come al maschile sa esserlo forse solo la voce di Marco Parente, incredibilmente acuta, calda e fluida come il suono di uno strumento o il canto doloroso e poetico di una qualche mirabile specie ornitologica.
È facile paragonarne lo stile a quello di Cristina Donà, ma nei suoni minimali, dotati di un passo dolente, eppure al contempo in grado di squadernare incanti evanescenti, nei testi accurati e sapidi, nella voce che inietta brividi sottopelle c’è già uno stile personale. Mentre lo elabora, la Messina non fugge sulle nuvole rosa di improbabili amori idealizzati, ma dipinge i colori reali di pensieri e riflessioni, degli sfoghi di una satira schietta, eppure raffinata (Appariscente, dedicata a un playboy superficiale e bugiardo, che sembra quasi destinato alla stessa cruenta fine del sadico dottor Sayer di Femina ridens), così come di delusioni e speranze, come negli auspici di Barbablù, chiusa da leggeri tocchi di marranzano (“dimentica, sorridi, senza rancore, smembra l’uomo bestiale e che rinasca migliore”).
Si tratta di pregiata scrittura al femminile, che riveste i brani e li nutre di colori e umori intimi, come accade anche nell’unica cover delle otto tracce, la splendida Vorrei incontrarti dell’Alan Sorrenti che pareva il Tim Buckley italiano: Francesca ce ne regala una versione che mescola alla perfezione delicatezza accorata, alimentata da arpeggi acustici, a momenti impetuosi, uniti alla prima attraverso crescendo decisi e avvolgenti.
Rasserenanti e figlie del miglior folk sono Ciò che non hai fatto e Unici, molto in odore di sonorità americane, mentre equilibratissima, tra sonorità scarne, trasparenze oniriche e l’abbraccio incoraggiante del sostegno ritmico appare Esuberanza, che scintilla della luce accesa da una certezza ancora una volta realistica: “c’è ancora qualcosa per cui conviene svegliarsi”. La vita non si presenta semplice e facile come nelle commedie hollywoodiane, né degradata come in canzoni che esibiscono uno stile sciatto e ruvido, ma vi si resiste con la grazia della bellezza e l’arma di un sorriso tagliente. Un album da ascoltare.

ROCKERILLA – Simone Bardazzi  (marzo 2013)

Francesca Messina ha un lungo trascorso nell’ambito del teatro, ma anche alle sue spalle la militanza nella Materia Strana, trio fiorentino, capace di mischiare indie rock e sperimentazione. Femina Ridens è il suo debutto da solista. Oltre alla sua voce magnetica ed evocativa, Francesca Messina si confronta con tutte le chitarre e le percussioni, aiutata da Massimiliano Lo Sardo al basso e al synth. L’album ha un taglio innovativo ed originale, capace di mischiare rock italiano con avanguardia, folk e elettronica. A tratti, un sorta di inusuale incontro fra Cristina Donà, Juana Molina, Danielle Dax e le Raincoats, come nella splendida cover del classico di Alan Sorrenti Vorrei incontrati. Gli arrangiamenti, scarni, sofferti e stralunati, conferiscono alle liriche intense e dirette della Massina inedite sfumature, che rendono l’intero ALBUM AVVINCENTE E CARATTERISTICO.

LA REPUBBLICA  – Fulvio Paloscia (marzo 2013)

Prima membro dei Jubilee Shouters, storico coro gospel fiorentino, poi disco d’ oro dance col nome di Lady Violet; ancora, attrice al seguito di Barbara Nativi e rocker con La Materia Strana. Oggi, “cantantessa” in proprio. È il percorso artistico di Francesca Messina, che nell’ approdo al suo primo cd col nome di Femina Ridens, sembra portare con sé l’ orgoglio del continuo reinventarsi, la forza che si trae dalla rinascita. La sensibilità, anzi, l’ ipersensibilità acquisita dalle diverse esperienze nell’ ambito dello spettacolo, si traduce in testi capaci di ribaltare i luoghi comuni della canzone italiana, quelli che dalla tradizione sono passati – per strana osmosi – al cantautorato indipendente. Il piangersi addosso, il vittimismo, l’ atteggiamento rinunciatario, l’ autoflagellazione generazionale, la pietas dolce come il miele e la sfiga politica qui non hanno scampo: non si guarda al mondo sentendosene oppressi, ma cercando di capirlo nei suoi orrori attraverso sensazioni fisiche, più che reazioni mentali. Con un linguaggio ruvido e iperquotidiano, Femina ridens invita a considerare la contraddizione come salvezza, l’ insanabile match corpo-anima come disequilibrio necessario, l’ attrazione e allo stesso tempo la repulsione per gli opposti e la contraddizione come modello molto più sostenibile della perfezione che ci viene imposta dal sistema. Se saputa riconoscere nei suoi valori creativi, l’ ambivalenza, oggi, può essere una vittoria, sembra dirci Messina, proprio come l’ ambiguità raccontata dal film di Piero Schivazappa che le ha ispirato il sardonico nom de plume: un b-movie degli anni Settanta dove una donna da vittima si trasforma in carnefice del suo aguzzino sessuale. E di dualismi è fatta la sua musica dagli arrangiamenti scarni, tra implosioni ed esplosioni, acerbi romanticismi e graffi di rabbia, in un crocevia di ispirazioni che si colloca tra Cristina Donà, Carmen Consoli e Maria Antonietta.

LA NAZIONE – Michele Manzotti (marzo 2013)

E’ l’ennesima reincarnazione di una musicista fiorentina di talento. Perchè la voce è bella, magari poco amiccante verso i gusti del grande pubblico. E anche la tecnica strumentale è sicuramente da applaudire. Francesca Messina, già componente dei Jubille Shouters, già Lady Violet con un progetto dance e già protagonista de La Materia Strana, si è trasformata in Femina Ridens. Che è il titolo dell’album (A Buzz Supreme/Audioglobe disponibile dall’11 marzo) e, appunto della sua nuova veste artistica in un rock che possiamo definire essenziale. Otto tracce dove Francesca Messina suona e canta di tutto (dalle chitarre acustica ed elettrica alla ritmica) con alcune parti affidate al basso e al synth di Massimiliano Lo Sardo, anch’egli presente ne La Materia Strana. Quel gruppo si distinse nella finale del Rock Contest del 2008 come unico a proporre brani in italiano. Lingua scelta anche per Femina Ridens, dove la protagonista si diverte a sperimentare grazie alle già ricordate doti vocali. Ma le composizioni? Confessiamo di sentirci rassicurati solo con la ballata Unici, perchè Femina Ridens ha deciso di stupire ingranando una marcia fatta di evoluzioni verbali che costringono la melodia a raggiungere la parte più alta del rgistro vocale. Non c’è banalità nei testi (si ascolti Appariscente o Barbablù) e quindi anche le musiche si sviluppano di conseguenza. Risultato? Il disco funziona, ma per chi ha voglia di sentire qualcosa di diverso dal solito e magari scoprire sfumature che non si percepiscono a un primo ascolto.

IL MUCCHIO- Federico Guglielmi (aprile 2013)

Femina Ridens è un film erotico italiano dei tardi Sixties ma anche il nome de plume di Francesca Messina, poliedrica artista fiorentina – nel suo background, esperienze di rilievo in ambito dance e teatrale – ora all’esordio da cantautrice: vinticinque minuti di album in cui sfilano una cover senza dubbio coraggiosa (la magnifica Vorrei Incontrarti del primo Alan sorrenti) e sette episodi autografi giocati su trame per lo più spoglie ma non dimesse o poco fantasiose e soprattutto su una voce acuta che suggerisce paragoni con Cristina Donà, con la giovane Carmen Consoli, magari con Meg o Petra Magoni. Colpisce, inoltre, la poetica diretta e all’occorrenza spigolosa dei testi (in italiano), che mette in evidenza l’equilibrio di un progetto dotato – al di là delle summenzionate, innegabili analogie – di un suo carattere definito e intrigante.
Scontato provare curiosità per la resa sul palco, nonchè per le prospettive future: di sviluppo dello stile musicale tanto quanto di affermazione su più ampia scala della sua artefice.

ALIAS (IL MANIFESTO) – Luciano Del Sette (aprile 2013)

Artista della scena musicale fiorentina, Femina Ridens (all’anagrafe Francesca Messina) è ragazza a dir poco poliedrica. Oltre a padroneggiare nove strumenti, che mette tutti in campo nel suo lavoro accanto al basso e al synth di Massimiliano Lo Sardo, possiede una voce di sorprendente versatilità. Le otto tracce somigliano a scenografie sonoro rarefatte, giocate al limite delle possibilità, affidate a testi che non cercano la facilità dei richiami. Femina Ridens a volte (ma non troppo) sorride, più spesso punge e affronta di petto, in Appariscente, l’ipocrisia inutile di una piccola storia d’amore.

SENTIREASCOLTARE.COM – Fabrizio Zampighi (marzo 2013)

Ci perdonerà la diretta interessata, ma della Lady Violet assurta alle cronache musicali sul finire dei Novanta per una dance commerciale e a quanto pare di buon successo non ci ricordavamo proprio. Altri tempi, altri ambiti musicali e soprattutto un’altra vita, la nostra ma anche quella della Francesca Messina (classe 1972) che allora si nascondeva dietro il suddetto moniker. Dopo quell’esperienza, durata circa cinque anni, arriva il teatro contemporaneo, una breve parentesi con i La materia strana che frutta pure un Ep (proviene da lì il Massimiliano Lo Sardo presente nei crediti di questo disco) e ora l’esordio da solista come Femina Ridens.
Vocalità nervosa, in qualche maniera bambinesca ma anche virtuosa ed estremamente melodica alla maniera di una Carmen Consoli  o di una Cristina Donà (Relazioni ansiose, Ciò che non hai fatto): questo l’elemento che spicca di più in un lavoro che, comunque, non cerca nessuna facile parentela giocando invece al rialzo. La sostanza è una canzone d’autore personalissima capace di gettare ponti verso tradizioni a prima vista distanti, come l’Alan Sorrenti altezza Aria di Vorrei incontrarti (una cover se possibile ancora più emozionante dell’originale, epidermide fondamentalmente folk svestita degli umori psichedelici) o l’Antonella Ruggiero vagheggiata in Appariscente, il trip-hop basale di Tutto il mio silenzio o, in generale, la migliore tradizione popolare del Sud Italia (presente un po’ in tutto il disco, seppur non in maniera esplicita).
Arrangiamenti in gran parte acustici, ridotti all’osso e con un vago sapore etnico – tra gli strumenti ci sono timpano, marranzano, agogò, kalimba, glockenspiel – fanno il resto, costruendo una piccola magia dalla semplicità disarmante e il fascino potente.

LOSTHIGHWAYS.IT – Lucia Marzocca (Marzo 2013)

Imbattersi in un lavoro come Femina Ridens mentre sei all’ ultimo capitolo di King Kong Girl non può essere un caso.
“Scrivo dalla parte delle racchie, per le racchie, le vecchie, le camioniste, le frigide, le mal scopate, le inscopabili, le isteriche, le tarate, tutte le escluse dal gran mercato della bella donna” (Virginie Despentes, King Kong Girl).
‘’Canto per le inscopabili, le inadeguate, le furiose, le insoddisfatte, le ritardate e le sfiorite. Canto per quelle fiduciose, pronte a lottare ed esultare a qualsiasi età’’ (Femina Ridens).
Il netto riecheggiare delle parole di Virgine Despentes brulica nel primo progetto targato Femina Ridens di Francesca Messina, attrice, cantante, songwriter e laureata in lettere.
Un entusiasmo primordiale, attivato da input culturali si innesca già prima di ascoltare l’incipit, un fervore di legittimità femminile che mi riuscirebbe difficile spiegare.
Una voce duttile si dispiega in tutte le sue estensioni, su tappeti verbali immediati e sintetici, dove il suono sperimenta, culla, accarezza, stupisce.
‘’Ora ti ammazzo’’, ‘’sei una testa di cazzo fuori dal tempo e fuori luogo’’: risuonano in Appariscente. ‘’Ora si che sono più contenta, vedo che ci sei anche tu in questo posto di merda’’: Tutto il mio silenzio. ‘’Il tuo spirito nauseato continue inversioni, sorridi senza luce né ombra’’, ‘’mostra i denti prendi fiato’’: Ciò che non hai fatto. ‘’Dimentica, sorridi senza rancore’’: Barbablù. “Sento l’esuberanza, preferisco la tua assenza’’: Esuberanza. ‘’Oltre le parole, oltre la coerenza ci sei tu, buttami giù quando vuoi’’: Unici.
Training autogeno, flusso di coscienza, constatazioni pulite e libere, amor proprio e amore ruvido.
Quando la musica incontra il talento, il talento incontra la poesia, la poesia abbraccia la cultura, il risultato è assicurato, il risultato è Femina Ridens.

LA SCENA.IT – Max Sannella (marzo 2013)

La stampa a “specializzazione sonora” l’ha messa sotto osservazione, non tanto prodotto da esibire come una risulta di ricerca di nuovi eroi o eroine da immolare per scuotere il fermo immagine statico dell’underground, bensì perche una cosa così non è da tutti i giorni, una perla originale, non coltivata e nemmeno frequente da pescare. Francesca Messina in arte Femina Ridens è una creatura che non farà altro che arricchire la discografia “di vetta” per via di un respiro, un fiotto poetico d’inestimabile talento.
Ascoltare le tracce del suo primo lavoro in solitaria e che porta il suo stesso nome, è un masticare con l’orecchio un senso pregevole di primitivo e di raffinatissima bambagia, un brivido che si accasa tra spirito e midollo e che del fluido, della sua tensione emotiva ne fa elastico e yo-yo al pari di una disseminata condensa di stupore; una mescola spirituale tra la Donà (Rilevazioni ansiose), Ruggero, Mina e Eva Poles che si apre a mantice per un ascolto stratificato, mai parallelo, sempre sulle corde immaginifiche dell’eleganza lirica e dell’armonizzazione ammantante, divinatoria e navigante.L’artista fiorentina, già vocalist nei Jubilee Shouters e nel progetto dance Lady Violet, affronta e vince argomentazioni e attitudini protese ad una certa ricerca stilistica, fuori e alla larga dalle decifrazioni “donna” di taluni criteri cantautorali, un lavoro di estatici languori e forme sofisticate di atmosfere con punte di crooneraggio jazzly che aprono il plesso solare (Tutto il mio silenzio, Esuberanza) come le sopraffazioni interpretative di una brividosa rivisitazione dell’hit di Alan Sorrenti Vorrei incontrarti o il terso pathos rilasciato dal cristallino mid-acustico di Unici che fa da capolinea a questo sorprendente debutto solista, un magone di bellezza e accenti da tenere stretti stretti.
Otto tracce che si fanno beffe della banalità sempre in agguato ed una artista eterea e trasparente già in odore – consolidato – di leader, tra poesia ed estetica a botta sicura.

ROCKSHOCK.IT – Andrea Bettoncelli (marzo 2013)

In un periodo piuttosto piatto per il cantautorato italiano al femminile, ecco che zitto zitto arriva l’album d’esordio (omonimo) di Femina Ridens che con la sua qualità potrebbe ridare vitalità a tutto il settore.Dietro questo nickname si cela Francesca Messina, artista fiorentina nata nel 1972 che molti ricorderanno anche sotto lo pseudonimo di Lady Violet , progetto che le portò grande notorietà in tutta Europa all’inizio del nuovo millennio. Dai tempi dei successi dance tuttavia le cose sono cambiate parecchio, e questo suo primo album dimostra la sua versatilità e testimonia una vena da songwriter che non era emersa in precedenza.
Femina Ridens è composto da 8 tracce in cui la vera protagonista è proprio la sua autrice: accompagnamenti musicali e cori ridotti al minimo permettono di godersi la musica dal primo all’ultimo minuto, concentrandosi sul messaggio e la sua qualità tecnica.
Esuberanza fa fede al suo nome e con il suo ritmo diventa difficile da dimenticare, mentre Unici è più lenta e si sofferma più sul testo, ma il risultato è buono lo stesso. Vorrei Incontrarti, invece, è l’intensa cover di Alan Sorrenti, testo impegnato con cui Femina Ridens si trova perfettamente a suo agio.
Come disco d’esordio il livello è decisamente alto, senza passi falsi e musicalmente avvolgente. Questa primavera partirà anche il tour e sarà un’ottima occasione per vedere se live il risultato si mantiene su questi livelli di eccellenza

INDIE-EYE.IT – Giulia Bertuzzi (marzo 2013)

L’esordio solista dell’artista fiorentina Francesca Messina, già conosciuta, tra le altre cose, per l’esperienza passata nello showbiz musicale come Lady Violet e per la partecipazione alla Biennale di Venezia con la compagnia teatrale di Barbara Nativi, apre il mese di marzo con il primo album a nome Femina Ridens. Patrocinato dalla buona stella di a A Buzz Supreme, Femina Ridens si rivela un album tagliente, beffardo, in grado di deturpare ogni idea collegata alla parola romanticismo fino a ridurla a brandelli. In effetti, nelle otto canzoni che compongono il disco si innesca una battaglia dai toni acuti dove le parole di Francesca cadono come una ghigliottina a recidere quel sentimentalismo da quattro soldi, abusato e sterile. Al contrario, tutto quanto potrebbe rientrare sotto la generica categoria di amore, relazioni, rapporti, è filtrato da un generale senso di inquietudine e di ansia aggressiva.
Non stupisce quindi che il senhal scelto per offrire al pubblico tale progetto, conduca all’omonimo film di Piero Schivazappa del 1969, dove l’imperfezione amorosa sopra descritta, è esasperata nella storia sadica e malata del dottor Sayer, un uomo ricco quanto misogino e regista di elaborati incontri erotici dove le donne partecipano come attrici di giochi sadici e perversi. Come nella visione di Schivazappa, anche in Femina Ridens, l’album, la figura femminile si rivela una non-vittima, tutt’altro, dimostra la propria forza e la propria capacità di rovesciare la situazione di apparente sottomissione a suo vantaggio. E allora tutte le figure maschili – dove questo maschile non è necessariamente inteso in senso sessuale, ma è un generico altro o opposto – vanno incontro al disfacimento; succede a Barbablù, al finto umile di Appariscente o all’inetto di Ciò che non hai fatto. È una rabbia profonda, ragionata e non semplicemente istintiva a fare da fil rouge per tutto l’album; non c’è assoluzione nella parole di Francesca Messina che dimostra una lingua spietata nello spogliare le bugie dalle giustificazioni mettendo a nudo le situazioni per quello che sono: banali incontri del quotidiano che prendono mosse in quei “posti di merda” da tempo conosciuti (Tutto il mio silenzio). Chi arrivato all’ascolto di Appariscente non si sentirà attratto dalla sua voce, misto fra Cristina Donà, Antonella Ruggiero e Petra Magoni, e ammaliato dai ritmi scarni e sensuali, non potrà apprezzare degnamente Femina Ridens. Non sono previste via di mezzo o atteggiamenti conciliati, e del resto non sarebbero in sintonia con il senso globale dell’album. A favore dell’antico manicheismo, l’alternativa all’amore è l’odio se non il disprezzo.

DISTORSIONI.NET  – Ricardo Martillos (marzo 2013)

Non fermate o limitate il vostro sguardo solo sulla bella immagine di copertina di questo “Femina Ridens” potreste commettere un grande errore. Nel senso che il contenuto musicale è, se possibile, molto migliore. Femina Ridens, i più anziani se lo ricorderanno, era uno dei tanti b-movies o trash movies se preferite, italici a sfondo erotico, ma non troppo, che imperversavano a cavallo degli anni sessanta e settanta. Il film di Piero Schivazappa colpiva per le sue belle e moderne per l’epoca, immagini e soprattutto per gli attori, Philippe Leroy e la splendida amazzone germanica Dagmar Lassander, al suo esordio assoluto e vera rivelazione della pellicola. Francesca Messina deve aver mandato a memoria la pellicola e la protagonista, del resto è stata lei stessa doppiatrice di b-movies, al punto da assumerne le sembianze ed omaggiarla nel suo nuovo progetto solista.
Tralasciando i suoi primordiali trascorsi è da segnalare quella bella esperienza che fu La Materia Strana, che tre anni fa fruttò un solo promettente e.p. “Raptus” (2010). Al fianco della Messina c’erano Umberto Bartolini alla batteria e Massimiliano Lo Sardo al basso che poi è anche l’unico sopravvissuto in questo nuovo album. Francesca ha radici sudiste ma ormai è fiorentina d’adozione, ed era inevitabile che attirasse le attenzioni della splendida gente di A Buzz Supreme, divisa fra Firenze e Milano, ormai il principale ed imprescindibile punto di riferimento per il meglio della scena nostrana. Queste nuove canzoni ci mostrano un volto nuovo della brava Francesca, alle prese con 7 composizioni originali ed una cover. E che cover. Trattasi della meravigliosa Vorrei incontrarti dal capolavoro “Aria” di Alan Sorrenti, uno dei migliori dischi italiani di sempre, purtroppo rimasto l’unica gemma di una carriera discutibile. Un pezzo ultimamente saccheggiato dagli artisti nostrani, Chimenti, La Crus e Colapesce tra gli altri, ma la versione della nostra Femina Ridens ha quel tocco femminile che la differenzia, in meglio, da quella dei pur ambiziosi colleghi. La versione di Sorrenti, ormai mandata a memoria da decine d’ascolti, rimane inarrivabile ma Francesca, per niente impressionata da un tale confronto, tira fuori gli attributi e ci dona una take dal fascino discreto. E’ come se Sorrenti avesse donato all’epoca la sua canzone all’adorata sorellina Jenny, magica chanteuse dei misconosciuti Saint Just che nei settanta dette alle stampe due oscuri quanto incantevoli lavori, “Suspiro”(1976) e “Jenny Sorrenti” (1979). Ecco sono proprio le sonorità di questi due dischi che ho ritrovato nello splendido esordio di Femina Ridens, la stessa anima mediterranea e quel modo di cantare un po’ stralunato, tipico dei magici cantori della migliore stagione del rock italiano. Vengono fuori perle rare quali Ciò che non hai fatto, “sorridi senza luce né ombra/eppure ringrazi i paesaggi e gli incontri/cullati da una musica” e l’incanto sospeso di Tutto il mio silenzio, “solo il corpo sa cos’è il presente/cos’è il nostro momento/scivolo via da sconce banalità/lascio cadere l’ascolto in chi mi provoca”. Una della migliori cose ascoltate da voce femminile nelle ultime stagioni.
La kalimba dell’iniziale Relazioni ansiose, “la mancanza e la bellezza/mentre precipito in questo imbattibile casino” ha un fascino di altri tempi, la voce di Francesca rapisce i sensi dell’ascoltatore: si è sorpresi di trovare nel 2013 un disco che suona così, con i magici profumi di 40 anni addietro. E che dire della feroce dedica riservata al ragazzo “cesso/testa di cazzo/che umile non è stato mai” di Appariscente, insomma il coraggio non sembra mancare certo alla nostra Femina Ridens. Gli arrangiamenti delle songs, tutte scritte di proprio pugno da Francesca, sono sempre essenziali, scarni, particolare questo che non toglie forza alle composizioni facendo risaltare maggiormente il suo caratteristico e fascinoso timbro vocale. Anche il terzetto finale riserve belle sorprese. Sia Barbablù, “smembra l’uomo bestia/e che rinasca migliore”, Esuberanza, “corpo misterioso/guidami nell’estasi/c’è ancora qualcosa per cui conviene svegliarsi” e la closing track Unici, “ci sono fiori unici come la bufera/oltre le parole/oltre la coerenza” ci mostrano un modo di scrittura ed interpretazione lontano dai banali clichés che molte nostre pur brave cantautrici sembrano aver preso come modello unico. Un esordio delizioso, senza presunzione ma con la consapevolezza che anche da noi si possono fare le cose in modo egregio con tenacia e coraggio. Davvero una gran bella sorpresa, con Blue Willa e Simona Gretchen la cosa più stimolante dell’anno appena iniziato. E adesso potete guardare di nuovo la Femina Ridens ammiccante della front cover e magari correre a procurarvi il disco.

SHIVERWEBZIN.COM – Gianpaolo Campania %2